Parigi, angeli e resistenza

Ritorno a casa: tempo di mettere ordine, tempo di conclusioni. Tra tutte le cose che mi hanno emozionato, colpito, messo ansia, entusiasmato, spaventato di Parigi, questo piccolo disegnino è la cosa che più mi ha aiutato a capire come tante contraddizioni possano convivere e sublimarsi in una rara armonia in questa città sbattuta dalle onde ma che non affonda.
Ovunque andrai per la capitale di Francia sentirai stranieri sentenziare su quanto i parigini siano arroganti, ed è vero. Però proprio questa loro tracotanza, secondo me, è ciò che ha gettato le basi alla resistenza che poi è il sentimento che più si avverte trascinandosi come formiche senza pace da un arrondissement ad un altro.
Ho visto gente vestita a festa tracannare cocktail e fumare sull’uscio del Bataclan mentre a me solo l’insegna metteva la pelle d’oca. Ma la prepotente bellezza di questo luogo che ha braccia grandi da ospitare tanta incoerenza ha messo a tacere gli spari che rimbombavano nella mia testa e sussurrava “Fluctuat nec mergitur”.
(Questo angioletto è comparso su tanti muri di Parigi dopo gli attentati ed è opera di un artista che ha deciso di sporcare la sua città di pace)

By Carla Monteforte
Carla Monteforte è una socialite professionista sul viale del tramonto e make-up addicted, prestata occasionalmente al giornalismo. Nata e cresciuta nel mondo, si è laureata in scienze del nightclubbing a Muccassassina, specializzandosi, poi, in human resources a Chueca, Madrid. Vive tra Cosenza, Roma e il world wide web. Mantiene un centinaio di famiglie in Cina investendo mensilmente una prospicua somma in strass. Ha 38 anni suonati. Da grande vuole fare Joan Collins in Dynasty

2016, tocca pedalare

Primo gennaio, tempo di bilanci e buoni propositi. Dell’anno appena andato in fumo posso dire senza esitare che è stato uno schifo. Il primo senza mio padre, incastrata in quello che più che un lavoro è una pena da scontare, in un luogo in cui mi sento sempre più ai margini. Ho smesso pure di scrivere, cazzarola. Ed io senza scrittura sono niente. Non ho senso pratico, dimestichezza con la burocrazia, non so fare le torte. So solo tradurre le sensazioni in parole. E quando ti mancano pure quelle – sensazioni e parole – significa che non sei più tu. A volte infatti me lo domando se sotto questo strato di cerone c’è ancora la ragazzaccia di prima. Quella che camminava sola di notte sicura di spaventare lei i malintenzionati.
Di buono c’è che, negli ultimi dodici mesi, oltre ad una certa dose di cinismo, ho accumulato pure una certa dose di cosmetici e ciò mi rende vagamente soddisfatta. E anche vagamente carina. Per il resto, per fortuna, ho le persone che amo (sempre le stesse),il gatto e la bicicletta (new entry). Quando pedalo fino ad alienarmi dalla realtà intravedo la sfocata illusione di poter iniziare ancora una volta da zero. Se ho un talento è proprio quello: pedalare e inventarmi da capo. Che poi è anche il mio buon proposito del 2016. Mi piacerebbe ritrovare la mia tracotanza senza lasciarmi persuadere che quelli di tutti siano i desideri miei. Mettere una barriera di sicurezza ai sogni dovrebbe essere la nostra unica missione. Se ci levano pure quelli siamo proprio niente. Come me ora. Io che a conti fatti, in 38 anni, non ho combinato nulla di buono eccetto – e questo è il motivo per cui in extremis salvo il 2015 – riuscire a non essere invitata a nessuna tombolata

By Carla Monteforte
Carla Monteforte è una socialite professionista sul viale del tramonto e make-up addicted, prestata occasionalmente al giornalismo. Nata e cresciuta nel mondo, si è laureata in scienze del nightclubbing a Muccassassina, specializzandosi, poi, in human resources a Chueca, Madrid. Vive tra Cosenza, Roma e il world wide web. Mantiene un centinaio di famiglie in Cina investendo mensilmente una prospicua somma in strass. Ha 38 anni suonati. Da grande vuole fare Joan Collins in Dynasty