Teresa la fea – Storie di ordinaria misoginia

 

Quando c’è da attaccare una donna si prendono sempre scorciatoie. A me puntualmente danno della cessa, della poco di buono e, volendo andare al sodo (il peccato originale), della figlia di papà (che per me poi è un complimento perché nulla mi rende più orgogliosa dell’essere figlia di mio padre).
Raramente (anzi mai), quando mi sono imbattuta in haters, il livore era accompagnato da argomentazioni riguardanti il contenuto (o, perché no, la forma) dei miei scritti (pubblicati per più di un decennio sui quotidiani calabresi per cui ho lavorato con regolare contratto): sempre solo insulti (sul mio aspetto fisico, sul mio status sociale, sulla mia condotta).

Passano gli anni e le cose non migliorano: quando di mezzo ci sono femmine gli attacchi sono sempre frontali. Mi domando quindi: in cosa stiamo sbagliando? Non noi donne, ma noi società. Anche perché di questi residui di patriarcato non sono affetti solo i maschi ma le donne per prime partecipano attivamente a questa caccia alle streghe senza fine che non ci farà mai arrivare a nulla di buono.

La domanda è: ma voi che offendete credete davvero di essere più belli dei vostri bersagli? E poi, chi ve lo dice che i vostri canoni di giudizio estetico siano quelli universali?
Almodovar ha costruito una carriera ispirato da donne dalla bellezza non canonica. Per Botero la perfezione erano le donne grasse. Potrei continuare citando Barbra Streisand, Edith Piaf, Maria Callas, Beth Ditto, Winnie Harlow, tutte bellezze difettate secondo i vostri canoni, e alla quale – in realtà – non potreste allacciare nemmeno le scarpe.

Non esprimo nemmeno solidarietà alla nuova ministra dell’Agricoltura perché una persona che viene dalla terra avrà di certo maturato una concretezza tale da non sentirli nemmeno i vostri consigli da nutrizionisti improvvisati. Le auguro invece di fare un buon lavoro e di continuare a sfoggiare i look che più le piacciono perché il suo abito da nozze d’argento alla Sonrisa ha rotto il grigio di un posto abitato da troppi maschi e, soprattutto, è un perfetto travestimento di Halloween! Ma questo per me non è un insulto ma un grande apprezzamento: quando possono imitarti vuol dire che sei già cult!

By Carla Monteforte

Carla Monteforte è una socialite professionista sul viale del tramonto e make-up addicted, prestata occasionalmente al giornalismo. Nata e cresciuta nel mondo, si è laureata in scienze del nightclubbing a Muccassassina, specializzandosi, poi, in human resources a Chueca, Madrid. Vive tra Cosenza, Roma e il world wide web. Mantiene un centinaio di famiglie in Cina investendo mensilmente una prospicua somma in strass. Ha 38 anni suonati. Da grande vuole fare Joan Collins in Dynasty