Messico e culo (dedicato a mio padre Franco Monteforte, 20-04-2014)

Un po’ d’anni fa, di questi tempi, mi riempivo la valigia di caftani colorati e altre cianfrusaglie e me ne andavo, dritta dritta, sola sola, in Messico. 
Il viaggio me l’ero conquistato con una mossa astuta di quella volpe di mio padre: l’aveva vinto suo nipote e mentre stava per riciclarlo al fratello, visto che nessuno dei suoi soci poteva andare, lui si era infilato a gamba tesa. Pochi istanti dopo ero al check-in. E poco importa se la sveglia non aveva suonato ed il primo volo Lametia-Roma si era permesso a partire senza la sottoscritta che, per il secondo, dovette sganciare la bellezza di 350 (quasi quanto costa un charter per il Messico in bassa stagione): stavo per sorvolare l’Atlantico.
Ad ogni modo, dopo una vita di fiera appartenenza alla setta dei vampiri, colta da improvvisa crisi mistica, mi ritrovai nella congrega dei lampadati. Di quel viaggio ricordo l’odore dell’abbronzante al cioccolato e le borse piene di resti di Carovit Melanin per prepararmi al sole tropicale. E, ovviamente, “Star bronzer” di Lancome: un gloss per pelli ambrate che odorava di sole e di Jennifer Lopez. Per sole star: ed io, con kg di lucido e i miei di troppo, mi sentivo una vera strafiga.
Ero finita in un tour organizzato composto da famiglie di palazzinari napoletani: i classici arricchiti. Inutile dirvi che li amavo. La crisi, per pochi mesi ancora, almeno per quanto mi riguarda, sarebbe stata solo un vago ricordo relegato al capitolo sul Keynesismo del mio esame di storia economica superato, a gran sorpresa, con 30. Ero ricca, abbronzata e felice. Almeno così mi sembrava. 
Essendo io dispari, in stanza, mi avevano accoppiato con un’altra zitellona: un esemplare di vergine ventottenne, mi pare di Avellino, che come prima cosa dalla borsa, preparatagli dalla sorella, aveva tirato fuori il rosario. Una concorrente ideale per RealTime, dato che quando dico vergine, questo non ha nulla a che fare con lo zodiaco. Eravamo proprio la coppia giusta per i Tropici! Non vi dico la serenità sulla sua faccia quando aveva intuito con chi era finita in suite; e quella della sottoscritta quando, a Cancun, si paventò la possibilità che oltre la stanza, dovessimo dividere pure il letto. Proprio come mi ero immaginata una delle mete più gettonate dello spring-break degli studenti americani: io, la ragazza più popolare della scuola (mai stata), una perfetta bulla di provincia, in una matrimoniale con una superstite di un Campus di “Adolescenti XXL”. Per fortuna la seminai per strada: lei amava il mare, io avevo fobia degli squali e preferivo la Jacuzzi e l’aqua gym con un metro e mezzo di istruttore indigeno che seguivo tra un margarita e un altro nel bar al centro della piscina del super report di Playa del Carmen da cui i partenopei di cui sopra non sarebbero più usciti – per fare le varie visite nei siti Maya, – perché lì, nello Yucatan, si trovavano in missione: tornare a via Toledo neri come tizzoni per far schiattare parenti e colleghi. Amen.
Io, invece, nonostante il mio dichiarato amore per il lusso più ostentato che mai, le gite me le feci tutte. E non solo: me le feci proprio come Dio comanda. Anzi come i Maya comandano perché a Chichén Itzá, nonostante il mio terrore per le altezze, salii fino a sopra la Piramide per poi riscenderla tutta di culo. In fondo era stato proprio il culo a portarmi fin lassù. Una gran botta di culo. Una di quelle che non ricordo più che si prova. Una di quelle che mi servirebbe adesso. Adesso che manco più mi ricordo chi ero e che volevo.
Ora se cercate una morale o un finale col botto in questa parabola mi sa che cascate male. Però, un fatto è certo: “Star bronzer” ce l’ho ancora. Credo sia andato fuori produzione però io l’ho ritrovato, per altra botta di culo, in una di quelle bancarelle di trucchi stock che si trovano alle fiere. Dovrei provare a rimetterlo e vedere se odora ancora di sole e di Jennifer Lopez. E, soprattutto, se odora ancora di me.
Scusate lo sproloquio ma è da stamattina che mi bombardo con questa canzone (Mexico – James Taylor 1975). Naturalmente la dedico a papà e lo ringrazio perché magari il mio presente fa schifo ed un futuro non ce l’ho. Ma che un passato ce l’ho avuto questo è fuori discussione

By Carla Monteforte
Carla Monteforte è una socialite professionista sul viale del tramonto e make-up addicted, prestata occasionalmente al giornalismo. Nata e cresciuta nel mondo, si è laureata in scienze del nightclubbing a Muccassassina, specializzandosi, poi, in human resources a Chueca, Madrid. Vive tra Cosenza, Roma e il world wide web. Mantiene un centinaio di famiglie in Cina investendo mensilmente una prospicua somma in strass. Ha 38 anni suonati. Da grande vuole fare Joan Collins in Dynasty